L’assordante silenzio sul rogo della Ilside di Bellona. La Campania sta morendo
Questa rubrica è solita occuparsi di temi il più delle volte assenti dal grande circuito mediatico. Oggi siamo costretti a raccontare cosa, da oltre due giorni, sta accadendo alle porte della città di Caserta. Un rogo con fiamme alte quanto palazzi di 2 o 3 piani, sta investendo l'area della Ilside dalla notte del 16 aprile. Ilside è un'azienda che tratta i rifiuti e le eco balle. L'incendio, di cui non è chiara la natura,sta creando ulteriore devastazione in una zona già ad alto rischio ambientale.
Data l'altissima concentrazione di clan e del proliferare delle ecomafie nella zona, non è da escludersi la natura dolosa dell'incendio, per quanto le indagini in questi casi troppo spesso si chiudano con dei nulla di fatto dopo anni di inutili lungaggini. Ilside sorge nel comune di Bellona e il rogo sta vedendo impegnati i Vigili del Fuoco di Mondragone, Caserta, Teano e Napoli.Una vera task force con tanto di canadair che sorvolano incessantemente l'area interessata dal disastro, con fiamme alte fino a 30 metri che avvolgono residui di lavorazione e le ecoballe, costituite prevalentemente di plastica e rifiuti secchi di origine urbana.
Il sindaco del piccolo comune casertano ha diramato immediatamente un'ordinanza, nella quale si sancisce il divieto di pascolo e coltivazione per un raggio di 700 metri. Dunque oltre ai danni ambientali, con l'aggiunta beffarda del silenzio mediatico, i cittadini del comprensorio casertano dovranno fare i conti con il divieto di pascolo e coltivazione che, in una zona prevalentemente agricola, equivale alla chiusura delle banche nella City di Londra. Un disastro anche economico, insomma. La corsa contro il tempo è partita immediatamente, con l'impegno profuso anche dai dipendenti dell'Ilside, che hanno provveduto a spostare il maggior numero possibile di ecoballe, utilizzando i carrelli in loro dotazione. Il tutto, per scongiurare quella che potrebbe essere una catastrofe immane data la vicinanza di centri abitati alla zona del rogo.

Recentemente, hanno preso fuoco l'inceneritore di Acerra, oltre ai siti di Taverna del Re e Marcianise, troppi eventi gravi per poter pensare a coincidenze. Così come non è una coincidenza il recente studio, attestante la presenza di gravi alterazioni nel Dna, riscontrate nelle popolazioni del cosiddetto "triangolo della morte", ovvero l'area tra Acerra, Nola e Marigliano. Il risultato di tale studio, diffuso dall'università di Napoli dopo aver analizzato un campione di 50 donne esposte e di 50 non esposte alle sostanze venefiche sprigionate da discariche, inceneritori e quant'altro, è agghiacciante. In prospettiva futura infatti, il rischio è che tali zone possano essere investite da un'altissima insorgenza di nascite di bambini malformati, esattamente ciò che accade, seppur in scala, a Chernobyl e in zone interessate da disastri di tipo nucleare.
La pericolosità di discariche e inceneritori è ormai conclamata e in Regione nessuno pare accorgersene, se è vero che il piano regionale fondato su questi due strumenti ormai obsoleti andrà in porto (clicca qui). La notizia che la discarica del Castagnaro a Quarto si farà (clicca qui) nonostante le giuste proteste della cittadinanza, è l'ulteriore segno di quanto sorde, cieche e un po' stolte sappiano essere alcune scellerate scelte. Ma forse, in queste zone, l'esistenza di assi occulti e diaffaristi pronti a monetizzare passando finanche sulla morte delle persone, spesso d'accordo con gli amministratori locali, si può sospettare che chi prende certe decisioni sia perfettamente al corrente di ciò che fa, conscio di un'impunità che per i reati ambientali è ormai prassi.
Fabrizio Ferrante
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